LA SOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'ESSERE DECA IRON MAN
- Vincenzo Catalano
- 5 giorni fa
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Aggiornamento: 5 giorni fa
Torno a correre un decaironman dopo sette anni. Quello del Brasile sarà il tredicesimo della mia carriera sportiva. Nove li ho portati a termine, tre sono andati male.
Nel senso che non sono riuscito a terminare tutti i km previsti, anche se ho lotatto fino alla fine del tempo limite.
Perchè questa è la mia indole. Ma di come sono andati questi deca iron "non terminati" non voglio parlare ora. E' acqua passata. Sono andati male, ma mi hanno insegnato comunque tanto.
38 km di nuoto, 1800 km di bici, 422 km di corsa.
Non è una gara, o almeno, per me non rappresenta una gara.
Al mondo circa 800 mila persone hanno completato almeno una volta nella vita, un ironman.
157 persone al mondo hanno completato un deca ironman, Due persone al mondo ne hanno completati dieci. Queste due persone ora sono ultra sessantenni e hanno smesso da tempo di correre.
Io sono a quota nove.
Ho ottenuto tanto nella vita sportiva, più di quanto mi aspettassi.
Questo decimo deca iron, o meglio, il raggiungimento del traguardo di questo decimo deca iron, per me rappresenta non tanto un "sogno" da realizzare, quanto una sorta di ringraziamento per tutto quanto lo sport mi ha insegnato in questi anni.
E un ringraziamento per quanto lo sport; questo sport, questo modo di essere "deca ironman" abbia pervaso la mia vita al punto da aiutarmi in vicissitudini e vicende dove molti avrebbero mollato.
Non c'è stato nulla di eccezionale in ciò che ho fatto nella mia vita; sportiva e non.
Ma io sono riuscito a farlo perchè sono un decaironman.
Ed è questo il punto: fare sport, fare triathlon, fare gare...oppure ESSERE quello che si fa.
Io ho scelto la seconda traccia. E a breve ne spiegherò il significato.
Un deca ironman è sofferenza allo stato puro e spiego il perchè:
- 760 vasche da 50 metri in piscina, in Brasile, con temperatura esterna intorno ai 35 gradi di giorno e 28 di notte. Umidità altissima.
Io, che nelle tre discipline sono scarso in equa misura, dovrei completare il nuoto in 17/18 ore.
In diciotto ore, con pause di pochi minuti, il cloro brucia le vie nasali. nei giorni successivi si sputa sangue. Letteralmente. Dopo 10 ore non senti più le braccia. Le gambe cerchi di non usarle nel nuoto, o le usi poco. perchè dopo ti attendono sei giorni di bici e almeno 5 di corsa.
Durante le 18 ore di nuoto non si dorme, sarebbe inutile ai fini di un effettivo riposo e poi ci sono 24h di tempo limite per uscire dalla vasca.
Dopo il nuoto viene la bici: 300/360 km al giorno ad un'andatura non eccezionale, per quanto mi riguarda.
Questo significa almeno 18-19 ore al giorno in sella; 1 h va via per soste di 15 minuti per mangiare, bere, andare in bagno. Ne restano 4 per dormire.
Molti mi dicono siano poche, nel mondo dell'ultra sono considerate troppe. Ma io di quelle 4 ore ne ho bisogno, altrimenti non andrei avanti.
Milleottocento km in sella ti spaccano il culo, ti provocano escoriazioni che neppure una accurata igiene può evitare.
Milleottocento km in sella ti addormentano le braccia, infiammano i tendini delle spalle e delle braccia e indolenziscono i muscoli del collo e del trapezio per la continua tensione.
Milleottocento km in sella ti provocano dolori ovunque, milleottocento km pedalando giorno e notte ti levano anche la voglia di fare sport.
Milleottocento km in sella ti fanno chiedere, ogni minuto, perché sei tornato lì.
E poi, se sei in grado di terminare i 1800 km di bici, viene la corsa.
422 km consecutivi. Sono dieci maratone.
Sono 10 maratone da 42 km, consecutive.
Sembrerà strano, ma un deca è un'occasione più unica che rara per guardarsi dentro.
Perchè la fatica ti mette a nudo, la fatica ti fa parlare con il tuo corpo.
La tua mente, minuto dopo minuto, chiede al tuo corpo di sopportare ancora un pò.
La mente illude il corpo che a breve tutto finirà, la mente chiede al corpo che non ci sarà una seconda volta.
La mente inganna il corpo. Altrimenti il corpo si fermerebbe prima, molto prima.
Ma fosse solo uno stato protratto ed intenso di fatica, da gestire....(?!).
In un decaironman la parte più difficile da gestire è quella emotiva.
Perchè lo stato di forma fisica segue un andamento pressochè sinusoidale, in una alternanza di forza e spossatezza a volte inspiegabili.
Anche la mente, più o meno, si comporta allo stesso modo.
Si passa da uno stato di euforia e certezza di farcela, ad una condizione di tristezza, depressione; allucinazioni, voglia di mettere fine a quella sofferenza anche con un gesto estremo.
Molto spesso queste alternanze di umori accadono nello spazio di 30 minuti.
A ripetizione. A volte è così e a volte no.
L'intreccio sinusoidale dello stato di forma, non intreccia mai quello emotivo.
Quando il fisico risponde, spesso la mente non lo supporta.
La fatica scatena stati mentali a volte allucinatori, la fatica ti fa pensare in modo molto strano.
La fatica non ti fa essere lucido.
Per fatica intendo correre per 20 ore al giorno, per tanti giorni consecutivi.
Si entra in un'altra dimensione di percezione, di ragionamento, di cognizione.
Ed in questo delirio, in questa orgia emotivo/fisiologica; non bisogna dimenticarsi di alimentarsi e di idratarsi in modo corretto.
Anche l'aspetto alimentare rappresenta un aspetto fondamentale. Cibi già testati, alimenti che si sa già di digerire e di assimilare durante sforzi così intensi e prolungati.
Ma quando una gara è dall'altra parte del mondo, spesso bisogna adattarsi a ciò che passa l'organizzazione. A volte va bene, a volte meno.
E se capita un mal di pancia, una dissenteria o acidità di stomaco; bisogna andare avanti lo stesso. Perchè il tempo passa, la fatica rallenta ogni movimento e decisione.
E la privazione del sonno poi fa il resto: mal di testa, scatti emotivi, tristezza e irritabilità.
Non è facile, assolutamente, altrimenti sarebbero capaci tutti a correre un decaironman!
E allora ...perché, dopo aver ottenuto tanto dalla vita, sportiva e non, vorrò sottoporre il mio corpo,ancora una volta, a tanta sofferenza?
Ancora. Per dimostrare cosa, e a chi?
Le motivazioni che mi hanno spinto, trentasette anni fa, ad iniziare a praticare il triathlon, e ventitrè anni fa l'ultra triathlon non sono certamente le stesse che,oggi,
a 57 anni, mi vedono disposto a soffrire e a mettermi in gioco, di nuovo.
Come tanti, forse come tutti, all'inizio c'è stata la ricerca del limite delle mie possibilità fisiche.
Dopo una trentina di ironman (badate bene...una trentina di ironman un atleta medio non li corre in tutta una vita; io a 30 anni avevo già toccato quota 33) mi sono accorto che pur non essendo un fulmine di guerra; riuscivo a gestire bene la fatica e , alle mie andature, sarei riuscito a correre distanze superiori all'ironman.
Nel 2003 ho iniziato con un doppio (7.6 km nuoto, 360 km bici, 84 km corsa). Nello stesso anno sono arrivati altri tre doppi e due tripli (11.4 km nuoto- 540 km bici- 126 km corsa) che uniti a qualche "singolo iron" mi fecero totalizzare quota 18 distanze iron.
Non ero stanco, ero curioso.
Chiesi nel mondo ultra quale fosse il maggior numero di distanze iron corse in un anno.
L'amico Beat Knechtle, ultra triathleta ( leader nella speciale classifica Hall of fame IUTA ultra triathlon, dove io occupo, unico italiano, l'ottavo posto) mi disse di averne corsi 28 nel 2002.
Decisi di alzare l'asticella.
31 distanze iron nel 2004 (cinque singoli, cinque doppi, due tripli, un deca iron)
36 distanze iron nel 2006 ( due deca iron , due tripli, cinque doppi).
Stanco, appagato?
Ancora no.
Il CNR di Pisa si interessò alle mie performance, allo sforzo iperbolico e allo stress a cui sottopongo il mio corpo e la mia mente.
Il protocollo di studio durò tre anni , test a qualsiasi temperatura e distanza.
Responso banale e scontato: "Vincenzo, il tuo corpo e le tue prestazioni; la tua fisiologia non ha NULLA di eccezionale. Anzi, i tuoi parametri cardiaci e prestazionali sono quelli di un atleta di medio/scarso livello".
"Grazie, ma io sapevo già di essere scarso".
Ciò che invece apparve particolare, era la mia capacità cerebrale adattativa allo stato di fatica; capace di modificare e di influire sul funzionamento di cuore e polmoni.
"Come fai?"
"Non lo so, e se lo sapessi non lo direi a nessuno".
In realtà, lo so. L'ho sempre saputo.
Dopo tanti anni di gare, anni intensi ( e per "intensi" intendo che facevo in media 12.15 distanze iron all'anno, maratone, ultra maratone, ecc) ; nel 2018 ho attraversato un periodo piuttosto critico a livello professionale e personale.
In pochi mesi ho perso mio padre (che era il centro della mia vita affettiva e professionale) e ho chiuso l'attività.
Non mi dilungo sulle dinamiche, ma tra queste perdite c'è stata anche quella di una struttura ricettiva che io e la mia famiglia avevamo costruito con anni di sacrifici e di fatica.
In pochi mesi la banca e i fornitori si sono presi tutto, ma era l'unica strada percorribile per chiudere quella pagina della mia vita; e ripartire.
Io mi sono trovato solo a livello professionale, con tanti debiti, senza entrate e senza lavoro.
Nel mentre, dopo otto anni di tentativi falliti, finalmente stavano per nascere i miei figli.
Un caro amico di Milano, durante una delle nostre telefonate consolatorie mi disse (era il 2018) : "di base, tu hai tutte le carte in regola per buttarti da un ponte. Ma so che TU butterai prima giù il ponte, e ne verrai fuori. Perché, a differenza di tanti, tu sei un deca ironman".
Pochi, come il mio amico Amerigo, hanno creduto che ce la potessi fare.
E' strano, e soprattutto non lo dico per falsa modestia, ma non avevo mai pensato a questa cosa.
Non avevo mai riflettuto sul fatto che una persona in grado di :
- dormire 4 ore al giorno e di correre le restanti 20 per una/due/tre/quattro settimane
- correre 10 maratone con una spalla sublussata
- correre 600 km a - 50 gradi al circolo polare artico trainando una slitta per l'autosufficienza per 10 giorni
- alzarsi la mattina alle 4 per potersi allenare e avere tempo per la famiglia e il lavoro
- correre gare di settimane pur dopo esser stato definito da scienziati un atleta di "medio/scarso" livello
- allenarsi in una cella frigorifera di un supermercato a - 50 per simulare il freddo dell'Alaska
- diventare un ufficiale della Folgore quando, avendo una gamba con il 40% di efficienza causa ustione, avrei potuto evitare il servizio militare
Bene, una persona in grado di superare tutto questo poteva venire fuori da qualsiasi situazione.
E ce l'ho fatta perché il decaironman in particolare, e lo sport in generale, mi hanno insegnato a soffrire.
Mi hanno insegnato a non gettare mai la spugna, mi hanno insegnato che non è mai finita finché il tempo limite non è finito.
Io non sono diventato ciò che sono perchè ho fatto il deca iron.
Io ho fatto il deca iron perchè sono ciò che sono.
E' questa la differenza tra FARE ed ESSERE.
Ma il mio tempo limite non è ancora finito.
Il mio limite non è ancora visibile.
Ho raggiunto tanto nella mia vita, personale/sportiva/professionale.
Ho una famiglia meravigliosa e non ho nulla più da dimostrare; né a me stesso né al mondo esterno.
O forse sì, qualcosa da dimostrare ce l'ho.
Vorrei dimostrare ai miei figli cosa si può ottenere nella vita con la motivazione, l'allenamento e la determinazione.
Cosa si può ottenere con queste caratteristiche anche se non si dispone di alcun talento.
Perché io non possiedo nessun tipo di talento, ma solo tanta determinazione e ostinazione.
Si vola in Brasile, 7 maggio 2026.
SAMBA! ,




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