HANNO SCRITTO “DI LUI" 

           

             La lunga attesa del mondo, come una gestazione universale, si traduce nell’attesa di Maria, nell’eroica pazienza di Giuseppe, per sbocciare in maniera intima e solenne nella tenera, morbida carne di Gesù, fatto uomo per noi.

            In questa pubblicazione, certamente non la prima, ma speciale per lo snodarsi delle scansioni fotografiche, così poco scontate, il suo lento procedere, si intuisce il percorso della Sua via, che ricapitolerà  nella nostra, supremo e definitivo dono d’amore.

        Le immagini, scattate con maestria dall’autore, parlano da sole, traducono momenti antichi, eco di parole innestate da sempre nei nostri cuori, testimonianza di un ordinario imprevedibile, di un ribaltamento annunciato, narrato dalle riproduzioni di grandi opere pittoriche che riassumono, nell’incarnazione del verbo, l’accoglienza di Dio, preparata per noi; anticipo di un viaggio scandito, in diverse tappe, preludio all’intera nostra esistenza.

          Consapevoli della certezza di essere della Sua razza, ci poniamo in cammino per gustare il rivivere delle cose e riscoprire l’inedito nei nostri gesti, solo apparentemente ripetuti e uguali.

                                                                        

                                                                                                  Fra Pierbattista Pizzaballa

                                                                                                  OFM Custode di Terra Santa

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          Nicola e Bari sono un binomio indissociabile da quando nel lontano 1087 le reliquie del Vescovo di Myra approdarono sulle coste pugliesi. Tra la città e il suo Patrono si è stabilito nel tempo un legame più che profondo, quasi fossero una cosa sola, un’identità simbiotica. Nicola è di Bari e Bari appartiene a Nicola. La città è mèta ormai da quasi un millennio di un continuo, crescente pellegrinaggio al suo sepolcro. A Bari s’incrociano i passi di molte genti, di diversa nazionalità e confessione religiosa. La Basilica a Lui dedicata è luogo d’incontro e di dialogo, quasi avamposto di comunione in vista dell’auspicata riconciliazione di tutte le Chiese.

Il centro attuale del suo culto ha in fondo assorbito ogni altro riferimento ai luoghi della sua vita e delle sue vicende terrene. Nicola è però figlio d’Oriente. Parte di lì, occorre ricordarlo, il suo viaggio per il mondo, prima ancora che le sue reliquie trovassero a Bari definitivo approdo. Del resto, il suo culto in Occidente risale a molto prima dell’arrivo del suo corpo; non si spiegherebbe altrimenti la spedizione dei marinai baresi, decisi ad impossessarsi ad ogni costo dei resti del già celebrato Santo taumaturgo.

Myra, in particolare, sua sede episcopale, fu legata in modo speciale alla presenza e all’azione di Nicola.

I pellegrinaggi alla sua tomba, essudante myron, divennero presto frequenti e il suo nome, col racconto dei suoi prodigi, dilagò nel mondo cristiano. Il permanere di una basilica nicolaiana a Myra testimonia di quanto grande sia stata in passato la sua venerazione nelle regioni dell’Oriente cristiano. La geografia di Nicola non può fare a meno, dunque, del riferimento a Myra e all’origine del suo culto nella città che lo ebbe Vescovo. Da Myra a Bari, da Oriente a Occidente, la venerazione di San Nicola non conosce ormai confini, irradiata in ogni angolo del mondo dalla sua figura di potente intercessore.

Il racconto fotografico di Vincenzo Catalano ha il merito di riportarci con lo sguardo e il cuore ai luoghi di Nicola, quasi un pellegrinaggio visivo da Patara a Myra, lungo le direttrici di quella geografia nicolaiana che, attraverso gli scatti del fotografo, lascia che emergano più agevolmente, come in filigrana, i tratti del suo cammino agiografico. L’itinerario svolto dall’autore, nell’espressività delle singole immagini, coglie il nesso profondo tra i diversi luoghi abitati da Nicola, permettendo al lettore di poter cogliere, nelle quattro sezioni in cui è suddivisa l’opera, il contesto vitale della sua vicenda terrena nel quadro di un’approccio artistico e documentario davvero inedito.

Tra Myra e Bari vi è un dialogo ininterrotto, grazie a Nicola. Le Chiese d’Oriente e d’Occidente hanno da sempre guardato a Lui per immaginare un futuro nuovo di riconciliazione e di unità ritrovata nel segno di un culto indiviso, che non è mai stato possesso esclusivo di una sola Chiesa. Iniziative e gesti di comunione, nel nome di Nicola, che favoriscano l’incontro e la mutua comprensione tra le due rispettive tradizioni ecclesiali, non possono che alimentare la fiamma della speranza ecumenica.

                                                                                                  † S.E. mons. Francesco Cacucci

                                                                                                  Arcivescovo di Bari - Bitonto

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         Ringrazio sentitamente i pellegrini, amici e fratelli cattolici che sono venuti da Bari (Italia) alla nostra Metropolita che Dio chiama alla salvezza, cioè Myra in Licia e dintorni durante l’estate dell’anno corrente 2007. Al tempo stesso benedico l’opera editoriale fotografica realizzata da Vincenzo Catalano che riguarda Myra e Patara, frutto del suddetto viaggio. Auguro a coloro che vi hanno lavorato tanti altri buoni successi a gloria del Signore nostro Gesù Cristo e imploriamo l’intercessione di San Nicola di Myra in Licia, taumaturgo nostro protettore e predecessore a Myra, per tutta la nostra vita.

                                                                                                  † Chrysostomos Kalaitsis

                                                                                                  Metropolita di Myra

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         Tutti portiamo dentro di noi, profondamente impresse nella memoria, immagini del campo di concentramento di Auschwitz. Alcune derivano dalle fotografie viste sul libro di Vincenzo Catalano, dalla storia insegnataci nelle scuole, da film oppure da un viaggio compiuto in passato. Altre si basano su semplici disegni, in bianco e nero, fatti da ex prigionieri, tanto semplici quanto orribili nella loro essenza. Ma soprattutto nascono dalla lettura delle tristi esperienze di ex detenuti quali Primo Levi, Shlomo Venezia, Elie Wiesel, così come di tanti altri ex detenuti del più orribile campo nazista della morte.

         Tuttavia tutte queste immagini si rivelano in verità effimere. Quanto accaduto ad Auschwitz negli anni 1940-1945 supera, infatti, la nostra capacità di impostare la realtà solamente con le parole.

        I luoghi dove si portò a compimento lo sterminio della popolazione ebraica europea dei Rom, degli Slavi e di tanti, tanti altri, sono in realtà molto numerosi.

        Tutti trovano tuttavia la loro più profonda dimensione proprio ad Auschwitz, il più grande, sistematico, luogo di annientamento. L’essenza stessa del Terzo Reich. Il simbolo della Shoah.          

                                                                                                  Dott. Piotr M. A. Cywinski

                                                                                                  Direttore del Museo di Auschwitz Birkenau

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          Le radici millenarie della nostra identità sono indissolubilmente legate al culto di San Nicola sin dall’impresa dei 62 marinai baresi che nel 1087 ne trafugarono le reliquie dalla città turca di Myra. Bari comparve allora nelle antiche cronache e il mondo cristiano seppe dell’esistenza di una città, affacciata sulle sponde del Mediterraneo, che aveva il privilegio di custodire le reliquie del santo taumaturgo che nei secoli sarebbe stato venerato da milioni di fedeli da Oriente a Occidente. 922 anni dopo la mirabile impresa, Vincenzo Catalano ha voluto ripercorrere in barca a vela le tappe di quel viaggio leggendario, compiendo di fatto un viaggio a ritroso nel tempo per riannodare i fili di una grande storia, che è poi la storia stessa della nascita della nostra comunità.

        Sono certo che gli scatti realizzati da Catalano lungo 2000 miglia di mare e sponde mediterranee sapranno restituire ai lettori il fascino della sua ricerca insieme alla poesia dei luoghi e dei simboli legati alla vita del nostro Santo Patrono.

                                                                                                  Dott. Michele Emiliano

                                                                                                  Sindaco di Bari

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          Sulle tracce di san Nicola: Un viaggio lungo la rotta dei traslatori

          Molti anni sono passati, nel volgere lento ed inarrestabile dei secoli, da quando i traslatori baresi volsero la prua delle loro navi in direzione dell’Oriente, sospinti dall’ardore di un sogno tanto forte  quanto taciuto; al compimento dell’impresa, tornarono infine trionfanti con il sacro tesoro delle reliquie di san Nicola. Così la bianca basilica si innalzò pietra su pietra e nella cripta il santo riposa in pace, tra le preghiere dei suoi fedeli provenienti da tutto l’ecumene cristiano. Ancora più estesa anzi è la sua fama, alimentata in varie parti del mondo dalle sue bonarie incursioni, nelle vesti di Babbo Natale, per la gioia dei bambini.

Ma quale fu il viaggio delle sue ossa in quel lontano 1087, quando la stagione più clemente cominciava ad aprirsi propizia all’audacia dei navigatori? Quali cieli e quali terre si specchiarono allora nelle acque marine, spumeggianti intorno al solco aperto da quegli intrepidi legni? Ogni risposta ci appare a primo colpo inadeguata ed approssimativa. Tutto sembra inevitabilmente cambiato e trasformato, molto spesso addirittura scomparso per sempre. Poi ci si rende conto che c’è qualcosa che resiste, al di là di ogni perdita, purché si guardi all’essenziale e non all’accidentale, alla linfa vitale dell’esistenza piuttosto che alle sue sembianze caduche.

Perciò alcuni nuovi naviganti hanno deciso di ripercorrere, nella fulgente promessa di una primavera mediterranea, la stessa rotta degli antichi traslatori, cercando di rintracciare passo dopo passo le orme tramandate dalle cronache di coloro che furono testimoni dell’evento, che videro e che parlarono con i diretti protagonisti e ne raccolsero la memoria e i sentimenti. L’impresa non si colloca dunque, con tutta evidenza, nel quadro di un pigro e distratto vagabondare di turisti a caccia di emozioni purchessia, ma di un vero e proprio pellegrinaggio, che impone già in via preliminare un coinvolgimento sempre più totale nello spirito della meta da raggiungere. La conquista piena è ovviamente lenta e faticosa, perché i significati si svelano nella loro autentica dimensione solo di tappa in tappa, quasi seguendo un ritmo che armoniosamente si configura nel progredire del cammino.

Anche questa volta i segni della rinnovata avventura spirituale sono stati sottratti alla edacità del tempo, ma non più solo con la scrittura; a questa si accompagna e, con forza armoniosa, si interseca in un serrato colloquio l’impatto luminoso dell’immagine. Le parole infatti, annotate in una sorta di diario di bordo, opera di Enrica Simonetti, agganciano le foto di Vincenzo Catalano e ne costituiscono un eloquente contrappunto ; allo stesso modo, le figure ed i colori si impastano, colti a volo nella fugacità di un istante magico, con la suggestiva e modulata cadenza della scrittura.

Il pellegrinaggio è cominciato una sera, quando a vele sciolte l’imbarcazione e i suoi passeggeri hanno lasciato il porto di Bari. Il capitano e i marinai, con gesti antichi e decisi, ripercorrevano intanto le opere giornaliere dei loro lontani predecessori, così come insegnato da tempo immemorabile a coloro che traggono la vita sul mare. Erano così ripristinate le condizioni, nei limiti del possibile e del ragionevole, nelle quali si erano venuti a trovare quei traslatori del secolo XI, ma con una sensibilità (come del resto era inevitabile) modellata dalle esperienze e dai problemi del nostro mondo contemporaneo, così complesso e sottoposto alle influenze più disparate. Forse i 62 marinai dell’impresa non si ponevano troppe domande o meglio, possiamo ipotizzare, erano domande di altro genere : venderemo a buon prezzo il nostro grano sul mercato di Antiochia? e quale potrebbe essere il miglior patrono della nostra Bari, forse san Nicola? Certo il santo vescovo non poteva trovarsi a suo agio sotto il dominio dei Turchi e, quindi, che male c’era a portarsi via le miracolose reliquie?

         Oggi, a cose fatte, san Nicola sta bene là dove si trova. Ma agli inquieti protagonisti di questo viaggio moderno è sembrata un’occasione irrepetibile rivivere di persona quella straordinaria vicenda, sospinti dalle suggestioni di una coinvolgente lettura di quei cronisti che ascoltarono e scrissero. La speranza era che qualcosa si potesse ancora cogliere di quegli eventi tanto lontani, ma ancora così attuali : era come se il solco tracciato da quelle navi non si fosse ancora chiuso nella ondivaga superficie marina ; come se un segno di ciò che era accaduto, simile alle braci ardenti lasciate dalle vampe furiose di un incendio, fosse in qualche modo ancora riconoscibile in quella parte di cielo e di terra che ne era stata testimone e custode. Era quindi necessario ritornare là dove tutto era nato, attenti all’ascolto, vigili nel silenzio.

Così è avvenuto, tra bonacce e tempeste, mentre le vele si gonfiavano al vento e lo spirito dei nuovi viaggiatori si apriva sugli orizzonti sconfinati dei cieli, sulle distese del mare, sui profili di terre dai mille volti, sulle pietre che uomini di ogni epoca avevano composto o disfatto per le loro dimore terrene. Di tutto ciò le splendide foto di questo libro hanno conservato il ricordo, rubando all’istante fortunato la variegata sfumatura dei colori, la bellezza struggente delle forme, il nitore di un linguaggio che si carica di echi e di segrete allusioni. Su ciascuna immagine l’occhio si posa, reso intenso e penetrante da un meravigliato stupore, che diventa man mano sensazione compartecipe e commossa.

      Ancora una volta dunque, con l’evidenza di questa testimonianza eloquente ed inequivocabile, l’amore di un popolo e del suo santo patrono ha compiuto il miracolo, l’unico forse possibile e certo il più bello, perché unisce come un ponte dagli archi possenti il cielo e la terra, il passato ed il presente.

Bari, 8 maggio  2010                                                  

                                                                                                  Prof. Pasquale Corsi

                                                                                                  Ordinario di Storia Bizantina Università di Bari

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          Ci fa rivivere la “bella avventura” dei numerosi baresi il volume fotografico di Vincenzo Catalano che ripercorre il tragitto compiuto da Mira a Bari per donare alla nostra città e alla nostra chiesa locale la presenza di un santo, tra i più venerati nel mondo intero.

Molti studiosi hanno dedicato tempo e passione alla vicenda della traslazione di San Nicola a Bari: molti dubbi sono stati chiariti e molti equivoci sono stati fugati.

“L’avventura”, resa possibile grazie allo zelo e alla intraprendenza dei 62 partecipanti durò 19 giorni: dal 20 Aprile al 9 Maggio del 1087. Coinvolse, accanto ad una maggioranza di marinai e altri addetti al governo delle navi, persone appartenenti al patriziato cittadino, preti, chierici e mercanti.

A Mira ho avuto modo di sostare sulla spianata su cui era stata costruita la chiesa di San Nicola. Qui ho celebrato di nascosto anche una Messa con i pellegrini che ho accompagnato nel lontano 1975. Ho goduto della visione del mare nella zona in cui ancora oggi si può visitare l’antico tempio in onore del Santo. Mi sono affidato alle notizie lette e all’immaginazione per ricostruire sia le strategie messe in atto dai nostri marinai per ingannare i custodi della tomba e scoprire il luogo esatto della sepoltura di San Nicola, figurandomi anche le minacce usate per impaurirli mentre, tra la recita delle litanie e i lavori di scavo, prelevavano le sacre ossa, colme di manna. Mi sono tornati alla mente alcuni nomi dei protagonisti della “sacra avventura”; il prete Grimoaldo, che in modo particolare ha curato la preghiera dei marinai, il giovane Matteo che con un maglio di ferro ha infranto il marmo del pavimento e l’altro prete Lupo, che ha molto sostenuto l’opera di Grimoaldo.

Ho anche immaginato i lunghi lamenti dei monaci custodi della tomba del Santo, mentre i baresi, cantando inni di lode, correvano esultanti verso le loro navi.

Iniziò così, la sera del 20 Aprile 1087, il viaggio da Mira verso Bari, molto movimentato sia a causa dei venti contrari, sia perché vennero ben presto smascherate le numerose astuzie usate da alcuni marinai per sottrarre a scopo di devozione personale parti del corpo di San Nicola.

Dopo aver lasciato le sponde del Peloponneso - che le foto di Catalano ci fanno particolarmente apprezzare – i traslatori giunsero il 9 Maggio, senza mai fermarsi, al porto di San Giorgio, a circa 4 miglia da Bari.

Le cronache ci hanno ampiamente documentato la gioia del clero e del popolo barese quando vennero a conoscenza della felice conclusione della traslazione del corpo di San Nicola a Bari: la popolazione in festa si portava lungo le rive del mare, insieme ai sacri ministri, rivestiti dei loro paramenti con ceri, incenso e turibolo.

Iniziava la tradizione che si rinnova ogni 8 Maggio, delle barche dei devoti che si portavano numerosi verso la nave che aveva trasportato le reliquie di San Nicola.

Il resto è storia: storia di una crescente devozione dei baresi verso San Nicola, storia della costruzione della Basilica in onore del Santo di Mira a Bari, storia dei pellegrini che giungono da ogni parte del mondo per venerare San Nicola, storia di racconti di miracoli, di episodi edificanti e di esperienze ecclesiali che non solo hanno ispirato l’arte ma soprattutto stimolano il cammino della chiesa verso la realizzazione di un progetto per il quale San Nicola ha operato e Cristo ha pregato: “che tutti siano una cosa sola” (Gv. 17,21).

                                                                                                  Mons. Alberto D’Urso

                                                                                                  Presidente Fondazione Antiusura

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        Verso la metà dell’XI secolo il culto di San Nicola era ormai diffuso in tutta l’Europa e particolarmente nel sud d’Italia. Bari, sede del Catapano, il Governatore bizantino dell’Italia meridionale, fu conquistata, nel 1071, dai Normanni. I nuovi conquistatori spostarono l’asse dei loro interessi sul Tirreno. Bari rischiava la decadenza, specialmente negli affari commerciali particolarmente legati all’Oriente.

         Sulla scorta di questa non favorevole contingenza, nacque il progetto di dotare la città delle reliquie di un grande Santo, molto venerato sia in Oriente che in Occidente: san Nicola, il cui culto era molto sentito dalla popolazione locale.

        Nell’aprile del 1087, tre navi con a bordo 62 tra marinai e persone al seguito, di cui 47 baresi, partirono alla volta di Antiochia di Siria, per compiervi scambi commerciali. L’idea di rapire le reliquie del Santo può darsi che sia maturata durante il viaggio, come affermano gli studiosi, ma è lecito supporre che l’idea era già nata altrove. Il resto è noto: il trafugamento, il rientro in patria, la con- segna delle reliquie all’Abate Elia, la costruzione della Basilica sui ruderi della Corte del Catapano, il papa Urbano II che depose il corpo di san Nicola nella tomba della cripta.

         Lo straordinario evento della Traslazione è rifondante per la città di Bari, e ne ha cambiato la storia. San Nicola è venerato in tutto il mondo da cattolici e ortodossi, ma il suo corpo è solo in questa città, diventata per questo punto di riferimento del culto nicolaiano per tutti i devoti di questo Santo, a livello universale e ecumenico.

Il progetto di Vincenzo Catalano rappresenta la rievocazione dell’evento, realizzato con il supporto della Basilica di san Nicola, delle istituzioni pubbliche, degli sponsors che l’hanno sostenuto a vario titolo, e di tanti altri collaboratori.

         Il reportage fotografico, “scrittura di luce” e silente linguaggio visivo, come il soggetto narrante e descrittivo calato nell’evento dell’itinerario della spedizione, attualizzano l’epica e “provvidenziale” impresa, che da allora costituirà il filone d’oro della quasi millenaria tradizione barese. L’approccio diretto con i luoghi storici, segnati dal passaggio delle tre navi, offre non solo immagini dal contenuto rigorosamente documentario, ma anche la possibilità di cogliere la profonda spiritualità di eventi e di luoghi che rievocano la presenza spirituale del Santo.

          La traslazione non è così solo un evento religioso, ma anche politico e sociale insieme, una impresa coinvolgente dalle potenzialità non completamente sondate, che le istituzioni interessate, sia a livello locale che interecclesiale, non hanno ancora preso in sufficiente considerazione. Oserei dire, con un pizzico di ambizione, non del tutto fuori luogo, che Bari è la traslazione, e anche l’ecumenismo con l’Oriente ortodosso è la traslazione. È in questa direzione che bisogna lavorare, step by step, per raggiungere certi obbiettivi. La mostra e le pubblicazioni che sono il prodotto di questa iniziativa vanno in questa direzione. Come in una partita di calcio, anche in questo campo, la carta vincente è fare un lavoro di squadra. Solo così si va in “A”, si rimane in “A” e si può vincere un campionato, soprattutto quello della vita di una Città.

                                                                                                  P. Damiano Bova op 


                                                                                                  Rettore della Basilica Pontificia di S. Nicola

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         La Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia non poteva mancare ad un appuntamento così prestigioso. Ricordare la traslazione delle reliquie di San Nicola, seguire il percorso dei 62 marinai, vedere i luoghi così come ora si presentano al visitatore, ripercorrere un itinerario avventuroso e magico, costituisce un ulteriore tassello di un omaggio al taumaturgo che non solo onora la città di Bari, cui sono custodite le sue spoglie, ma è il padre di tutta l’Europa.

        Le bellissime foto di Vincenzo Catalano, le albe ed i tramonti, i gabbiani ed il mare costituiscono un intreccio di colori e di luci, che rende questo volume unico e prezioso.

                                                                                                  Prof. Antonio Castorani

                                                                                                  Presidente

                                                                                                  Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia

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Siamo lieti di poter presentare questo libro fotografico “Translatio Sancti Nicolai” frutto dell’opera accurata dell’Associazione Culturale Photography e dell’attento occhio professionale di Vincenzo Catalano - fotografo pugliese - che attraverso questa iniziativa ha regalato ai lettori un coinvolgente viaggio-reportage, trasformato in magiche e suggestive fotografie, sulle tracce di S. Nicola; ripercorrendo le tappe della traslazione del Patrono di Bari.                                       

                                                       Prof. Avv. Andrea Pisani Massamormile Presidente di Banca Carime

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          “NIKOLAOS”  IL VIAGGIO I LUOGHI LA FEDE

          Vincenzo Catalano è uno scrittore e un pittore insieme, che scrive senza penna e dipinge senza pennello: è un fotografo. Fotografare è la sua passione anche se ne fa un’attività professionale. Usa le foto nella sua originalità di reportage per fare mostre e pubblicare libri. San Nicola Patrono di Bari è una delle principali fonti d’ispirazione delle sue foto-arte a cui ha dedicato una collana di pubblicazioni per le quali usa ormai come marchio e logo: Ex Oriente Lumen – Nicolaus – Liturgia Fides et Caritas.

          L’invictus dio Sole dei romani fu dai cristiani mutuato nel Cristo Sole che sorge dall’Oriente, che dà e alimenta la vita della Chiesa alla quale è stata attribuita l’immagine nuova di Lumen gentium. Attraverso l’opera fotografica che parte dalla confessione della Basilica di San Nicola in Bari, con un percorso a ritroso verso est per ripartire da Patara, Vincenzo Catalano ha configurato il Santo di Myra anche lui ex Oriente lumen.

          A Myra andai per la prima volta nel 1981, insieme a P. Salvatore Manna e a don Angelo Romita: un viaggio avventuroso da Costantinopoli ad Antalia e poi a Demre (Myra). Emozionante. Coronammo questo sogno grazie all’amico Ahmet Dolonay. Non andammo a Patara, non c’era tempo. Nacquero da quel viaggio i “Simposi di S. Nicola”, in collaborazione con le autorità turche e il Patriarcato di Costantinopoli. Ci tornai più volte. Con un aereo speciale fece questo pellegrinaggio il Comitato Nazionale per la celebrazione del IX Centenario della Traslazione delle reliquie di san Nicola (1987): Bari e Myra, unite nel nome di san Nicola, diventarono da allora sempre più vicine.

          Rifare di nuovo, dopo 20 anni, nelle foto di Catalano, questo itinerario-pellegrinaggio mediante una sequenza di fotogrammi zumati e piccanti, che presenta squarci di panorama e particolari scultorei di quei luoghi così familiari a san Nicola, suscitano in chi, come me, ha vissuto in passato intensi momenti di spiritualità, emozioni vibranti. Troneggiava nella piazza principale del villaggio di Demre il gruppo scultoreo di Noel Baba attorniato da bambini.

          Il primo incontro ad Antalia e a Demre era stato organizzato proprio nel nome di questa cinquecentesca figura di filantropo, bonario portatore di doni, controfigura di san Nicola, il Festival di Babbo Natale. Facemmo cambiare il titolo negli anni successivi in Simposi di S. Nicola. P. Cioffari sottrasse poi nel 1987 il Santo di Myra dalla nebulosa della leggenda, per collocarlo definitivamente sul piedistallo della storia. San Nicola non è una figura immaginaria, una favola per bambini, come disse Giovanni Paolo II, partorita dalla fantasia dell’uomo, come Babbo Natale e Santa Klaus, ma è un personaggio reale nato a Patara, vissuto a Myra e il cui corpo risiede a Bari. Così lo può oggi rimirare chi si accosta a lui anche tramite una sequenza fotografica: un testimone, latore di un messaggio, quello del Cristo Luce del mondo di cui Nicola è un raggio riflesso sulle onde del mare, che dall’Oriente s’irradiò nel prossimo e lontano Occidente: due mondi, l’Oriente e l’Occidente, che in luce e contro luce rispecchiano san Nicola.

          Le foto di Catalano ci riportano a questo spaccato storico, alla riscoperta dei luoghi nicolaiani. La fantasia e le immagini, attraverso l’occhio attento dell’operatore, riportano alla vita i luoghi della memoria nicolaiana veicolandoli lungo l’antico percorso del suo culto sulle vie del mondo. È un recupero ideale dell’ancestrale grembo nicolaiano, un tuffo nelle origini d’una realtà che sembrava morta e sepolta, facendola riemergere dal fondo della memoria, per ristabilire e rinsaldare ancora una volta l’asse inscindibile Myra-Bari. Un viatico geografico con la mappatura della Basilica di Myra che si trasforma in percorso della storia nelle più alte dimensioni che lambiscono teologia, ecclesiologia e mistica. Straordinaria esperienza di esistenziale umana, di fede, di ecumenico, di spiritualità nicolaiana.

         La mostra fotografica con il suo viaggio virtuale è un pellegrinaggio dell’amore in una dimensione ecumenica, una metafora del cammino di fede in un’ottica universale nel segno di Nicola che riconduce all’unione le due Chiese, quella antica d’Oriente e la sua sorella dell’Occidente, che si coniugano nella cripta del Santuario barese mediante l’indissolubile vincolo della Divina Liturgia che si celebra nei due riti sullo stesso altare della tomba del Santo. Miracolo straordinario che si verifica solo qui alla presenza delle reliquie del Santo: Dal finestrone dove nello splendore del barocco troneggiava al di sopra del monumento a Bona Sforza il Cristo Risorto, oggi penetra una luce che proviene dall’Oriente e si staglia, sfiorando la sedia dell’abate Elia e del ciborio, nella navata centrale formando un luminoso segno di croce. La luce della verità e il calore dell’amore si fondono in S. Nicola per irradiare ancora oggi in tutto il mondo un messaggio di pace.

          Vita e traslazione, Myra e Bari, due epoche lontane eppure tanto vicine nella dimensione del culto che innerva e rende spiritualmente viventi anche le nature morte, come nel racconto di Ezechiele. Due civiltà con uno spaccato di culture e religioni diverse che il mare separa e il mare unisce con un arco fatto di mille colori. Sotto quest’iride, come in una nicchia aureolata, Nicola, come novello patriarca Noè, risorge per creare con un rito purificatorio una cultura della pace che contribuisce a far nuova la storia. E in questo clima emergono dal contesto dell’attualità anche i credenti di Allah con la loro obliata venerazione verso i personaggi della storia cristiana, da Abramo, a Ismaele, a Gesù, a Maria di Nazareth, a Nicola campione della carità, della giustizia del Dio Grande e Misericordioso. Vicende umane, storia e tradizioni si intrecciano e s’incrociano in un dialogo che attraversa religioni e civiltà nel nome di Nicola nato a Patara, vissuto a Myra e il cui corpo riposa a Bari.

                                                                                                  P. Damiano Bova o.p. 

                                                                                                  Rettore della Basilica di San Nicola

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        Se, dai profili della psicologia individuale e collettiva, il discorso si allarga al problema del nesso tra storia e società, ovvero del complesso tema dell’ “uso pubblico della storia”, ne deriva la necessità di prestare un’attenzione del tutto particolare alla delicata questione storica dell’olocausto, esaminato sia nel suo momento genetico e conclusivo, sia in riferimento alla sempre attuale e bruciante ferita di un “passato che non passa” e che nessuna “banalizzazione del male” può allontanare.

      Un valore rilevante assume perciò, sotto quest’ultimo profilo, il volume di Vincenzo Catalano che ripercorre attraverso la forza evocativo-narrativa della fotografia, quei “luoghi della memoria” in cui la Puglia, tra il 1943 e il 1947, realizza il suo precoce incontro con l’esperienza concreta della Shoah per il tramite della dolente, quasi indicibile, esperienza dei sopravvissuti ai campi di sterminio che vi trovano asilo ed accoglienza, prima di intraprendere il viaggio di ritorno alla “terra promessa”.                                                                                     

                                                                                                  Prof. Corrado Petrocelli

                                                                                                  Magnifico Rettore

                                                                                                  Dell’Università di Bari Aldo Moro

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         Le immagini riprese sono cariche di una potenza evocativa da cui emergono simboli e toni sapientemente raccolti. Occorre, però sottolineare che il lavoro fotografico di Catalano non è un repertorio illustrativo a corredo di una narrazione storica, ma ha il merito di ripercorrere i sentieri del ricordo, attraversando con la bussola della “rammemorazione” i resti del passato. In tal modo rende visibile quella dimensione per così dire “immaginativa” che compenetra l’attività dello storico - anche del più severo e oggettivo - e che raramente emerge nella pagina scritta.

                                                                                                                                                        

                                                                                                  Prof. Vito Antonio Leuzzi

                                                                                                  Dirt. dell’Ist. Pugl. per la Storia                                                                                                                        dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea

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          Nelle tremende vicende del razzismo e della persecuzione, i pugliesi hanno scritto pagine di fraterna partecipazione di cui possiamo essere a buon titolo orgogliosi. E questo volume, opera pregevole di Vincenzo Catalano in collaborazione con l’Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia contemporanea - attivo presso la Biblioteca del Consiglio regionale - celebra “con sentimento” quei valori, tuttora condivisi dalla gente di Puglia.

           

                                                                                                  Dott. Onofrio Introna

                                                                                                  Presidente del Consiglio della Regione Puglia

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         I tre saggi di cui si compone il cofanetto “I Luoghi della Memoria”, presentano i risultati della ricerca fotografica più recente sui problemi cruciali della storia del Lager di Auschwitz, del campo di sterminio di Birkenau e dei luoghi di accoglienza dei deportati in transito per la Puglia dal 1943 al 1947, condotta dal fotografo Vincenzo Catalano: un vero artista che ha saputo trasferire alle immagini, disposte in sequenza diacronica serrata, forti emozioni che scuotono i sentimenti e invitano a profonde riflessioni.

                                                                                                  Prof. Aldo Luisi

                                                                                                  Ordinario di Letteratura Latina

                                                                                                  Università degli Studi di Bari          

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          Molti chilometri lontano dal mio paese, una sera sono entrata in una galleria d’arte, e quando ho visto le tue foto sono rimasta affascinata. Queste foto appartengono al mio paese. Anche per questa ragione sono rimasta affascinata.

Dio benedica queste mani.  

                                                                                                  “Grazie dalla Turchia”

                                                                                                  Anonima turca

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          Barese verace, sin dagli anni verdi Vincenzo Catalano si è portato dentro una incommensurabile venerazione per il Santo venuto dal mare. E sin dalla verde età ha accarezzato un sogno: ripercorrere i luoghi della fede nei quali il Patrono di Bari era venuto alla luce, aveva mosso i primi passi e svolto un apostolato contrassegnato da prodigiosi eventi, come il miracolo dei tre bambini salvati dalle fameliche grinfie di un oste senza scrupoli; eventi culminati nell’avventurosa traslazione nel capoluogo pugliese ad opera dei sessantadue marinai baresi.

          Ed oggi quel sogno è diventato realtà. Maestro dell’arte fotografica, Vincenzo ha potuto realizzarlo grazie alla fedelissima Nikon che gli ha consentito di fissare le tappe che hanno segnato la santità del Taumaturgo: dalla natia Pàtara a Myra. E quel sogno – esplicitato da scatti incessanti, abili mixage e sorprendenti dissolvenze - egli  ha inteso condividere con altri, mettendo a loro disposizione il fior fiore della sua “scrittura di luce” in un accattivante libro dal titolo “Nikolaos (Il viaggio, i luoghi, la fede)”. Un florilegio di immagini si snoda così dalla Turchia alla Puglia tramite un percorso, ovvero un pellegrinaggio, che prende le mosse dagli ultimi lucori di una luna rossa. E’ da Pàtara, dunque, che inizia questo mirabolante reportage fotografico. Lassù, nel cielo plumbeo, splende la rubizza Selene, mentre Artemide, sulle alture dell’Olimpo, sprizza felicità da tutti i pori per il furto dei resti mortali di colui che l’ha spodestata, gettandola alle ortiche con altri idoli pagani, falsi e bugiardi. Ma il Santo di tutte le genti non si lascia intimidire e nella città che gli ha dato i natali compie il primo miracolo, offrendo una salvifica dote a tre fanciulle in fiore, destinate altrimenti al mercimonio del proprio corpo. Le immagini si susseguono a ritmo sempre più serrato, in un crescendo rossiniano. Tra ruderi, rosoni traforati e bifore  s’intravede una casa, forse la dimora delle tre fanciulle miracolate.

         Da Pàtara a Myra. Alla luce del sole, che subentra alla luna, l’incontro del futuro Patrono di Bari con i sacerdoti che lo eleveranno alla dignità episcopale. Anche qui, l’obiettivo di Vincenzo Catalano, con scatti incessanti, fruga tra ruderi di capitelli e colonne, miscelando magistralmente lembi della realtà odierna con particolari significativi di celebri dipinti dedicati alla vita del Taumaturgo. Tra gli altri, spicca l’interpretazione scenografica del pittore molfettese Corrado Giaquinto dove un ardimentoso e fiero San Nicola salva i marinai dalla furia di un mare tempestoso. Un miracolo dopo l’altro.

         Il nostro maestro della fotografia ne va alla ricerca anche nell’antico porto di Myra, Andriake. E qui le immagini riescono a scandire, attraverso la visione di vetusti granai, i momenti più salienti di un altro evento prodigioso: il frumento, scaricato in gran copia dalle navi, per rifocillare un popolo stremato dalla fame. Momenti resi ancora più suggestivi da un sottofondo musicale – i brani scelti  ed eseguiti da Antonella Chiarappa sottolineano la sacralità della narrazione iconografica - narrazione che si avvale della testimonianza visiva di antichi affreschi, scoperti di recente, nei quali fanno capolino talvolta un Cristo benedicente, tal altra aureolati oranti per guidarci, tra oscuri corridoi e splendidi mosaici disseminati qua e là, fino alla tomba del Santo. In verità ce ne sono tre, tra le quali primeggia la tomba suggerita dalle guide ufficiali di Myra. Che, ovviamente, è la più venerata, come attestano i bigliettini indirizzati al Santo e infilati nelle fessure dell’avello.

       E qui avviene - improvviso e inatteso - un prodigio, questa volta della nostra era tecnologica: dai ruderi della basilica di Myra, attraverso una sequela di evanescenti dissolvenze, si approda nella basilica nicolajana, eretta alcuni secoli dopo, a Bari, per accogliere, con tutti gli onori, le spoglie del Santo venuto dal mare.

                                                                                                  Dott. Vinicio Coppola

                                                                                                   Giornalista

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          Cosa può legare Bari a un isolotto immerso nelle acque dell’Egeo che i greci chiamano Stefanu? Qual è il filo capace di avvicinare la costa pugliese alle acque melmose di un porto storico della Turchia come quello di Andriake? San Nicola è il “ponte” capace di attraversare Paesi diversi, incrociando religioni diseguali e popoli lontani fra loro.

Un santo universale, mediterraneo come pochi altri, che sembra muoversi ancora oggi, tanti secoli dopo, su una scenografia fatta di una grande carta geografica.

           Percorrere questa mappa è affascinante. Abbiamo tentato di farlo, viaggiando 922 anni dopo sulle orme dei 62 marinai baresi che andarono in barca da Bari a Myra a riprendersi le reliquie del santo, viaggiando tra Grecia e Turchia sfidando i venti e le tempeste.

Il nostro viaggio moderno è avvenuto a bordo di una goletta di 22 metri, Ideadue, che ci ha condotti per oltre duemila miglia in un’avventura mediterranea, alla ricerca di tracce della traslazione e di particolari di quell’antico e rischioso viaggio da Bari.

          Le immagini di Vincenzo Catalano, fotografo e ideatore del progetto Ex Oriente Lumen, fortemente voluto dalla Basilica Pontificia di san Nicola, sono il perno di questa spedizione in luoghi decisamente distanti dalla Grecia turistica.

Un racconto di luce, cui si aggiungono le testimonianze scritte del nostro Diario di Bordo.

Veleggiando da Bari a Myra, abbiamo seguito la rotta medievale, quella cioè frequentata prima della creazione del canale di Corinto. Abbiamo costeggiato il Peloponneso, fermandoci negli stessi ripari che i marinai del 1087 avevano trovato sulla loro strada. E abbiamo fotografato le icone, le chiese, i testimoni della Translatio a noi riportata dagli storici medievali e ancora in parte misteriosa.

          Miglia dopo miglia, davanti a noi, abbiamo scoperto gli scogli che accolsero i marinai, i luoghi dei loro rifornimenti e delle loro preghiere; ci siamo anche trovati in difficoltà per le raffiche fortissime di vento (a Capo Matapàn) o per i difficili attracchi in alcuni punti dell’Egeo e più volte ci siamo chiesti come sia avvenuto quell’antico viaggio miracoloso con le “caracche” a remi, con l’incertezza della navigazione a vista e con l’unica certezza della voglia di compiere la Mirabile Impresa.

          Rivedere l‘oggi di questi luoghi, le coste turche e musulmane che sono tasselli della vita nicolaiana apre gli occhi sul mondo di Nicola.

Un mondo senza confini, un mondo di tutti. Come lo è il mare, anche se gli uomini non fanno altro che costruire frontiere.

                                                                                                  Dott.ssa Enrica Simonetti

                                                                                                  Giornalista

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          ...era necessario ritornare là dove tutto era nato, attenti all’ascolto e vigili nel silenzio.

           Così è avvenuto. Tra bonacce e tempeste, mentre le vele si gonfiavano al vento e lo spirito dei nuovi viaggiatori si apriva sugli orizzonti sconfinati dei cieli, sulle distese del mare, sui profili di terre dai mille volti, sulle pietre che uomini di ogni epoca avevano composto o disfatto per le loro dimore terrene.

          Di tutto ciò le splendide foto di questo libro hanno conservato il ricordo, rubando all’istante fortunato la variegata sfumatura dei colori, la bellezza struggente delle forme ed il nitore di un linguaggio che si carica di echi e di segrete allusioni.

          Su ciascuna immagine l’occhio si posa reso intenso e penetrante da un meravigliato stupore che diventa man mano sensazione compartecipe e commossa.

                                                                                                  Lele

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      Il volume La Transaltio Sancti Nicoläi del fotografo barese Vincenzo Catalano, introdotto dalla suggestiva prefazione del prof. Pasquale Corsi, docente di storia Bizantina all’Università di Bari, è un testo che ogni devoto e cultore di san Nicola dovrebbe possedere.

         Il reportage fotografico, “scrittura di luce” e silente linguaggio visivo, come il soggetto narrante e descrittivo calato nell’evento dell’itinerario della spedizione, attualizzano l’epica e “provvidenziale” impresa, che da allora costituirà il filone d’oro della quasi millenaria tradizione barese.

         L’approccio diretto con i luoghi storici, segnati dal passaggio delle tre navi, offre non solo immagini dal contenuto rigorosamente documentario, ma anche la possibilità di cogliere la profonda spiritualità di eventi e di luoghi che rievocano la presenza spirituale del Santo.

         La traslazione non è così solo un evento religioso, ma anche politico e sociale insieme, una impresa coinvolgente dalle potenzialità non completamente sondate, che le istituzioni interessate, sia a livello locale che interecclesiale, non hanno ancora preso in sufficiente considerazione.

          Catalano, ha cercato miglia dopo miglia i luoghi del Mediterrano indicati nella preziosa e dettagliata scrittura del 1088 di Niceforo, una delle quattro fonti che documentano l’impresa dei marinai baresi, e sulla mappa della translatio inserita nel volumetto Saint Nicholas His Life, Translation of his Relics and his Basilica in Bari, di Philip L. Barnes, di P. Gerardo Cioffari, o. p., Bari, Levante Editori, pp. 50.

        Con questi elementi e il portolano greco e quello turco è iniziata la navigazione, isola dopo isola, baia dopo baia, città dopo città..

        Dopo aver esplorato e fotografato i luoghi del «sacro percorso», la goletta arriva ad Andriake, di qui a piedi percorrendo 4 km circa si giunge a Myra attuale Demre. Giunti alla basilica dedicata a san Nicola, Catalano incontra l’attuale vescovo di Myra Chrysostomos Kalitsis, il quale dopo una calda accoglienza mostra al fotografo una tavola, la cronotassi dei vescovi di Myra, si legge il nome di San Nicola come terzo vescovo di Myra anno 325. Della basilica non se ne conosce purtroppo la data esatta di fondazione, ma probabilmente essa ebbe origine già nel IV secolo, poco dopo la morte del vescovo Nicola, da un “martyrion” (mausoleo), in cui vennero deposte le sue ossa. Nel VI secolo, al tempo dell’imperatore Giustiniano, secondo quanto affermato dallo storico bizantino Procopio di Cesarea, una chiesa dedicata a San Nicola era già stata costruita nella stessa Costantinopoli (Santi Nicola e Prisco, nel quartiere delle Blacherne) e feste in suo onore erano sicuramente celebrate già in questo periodo. Nello stesso VI secolo probabilmente il “martyrion” di Mira, tuttora conservato, a pianta cruciforme e cupola, venne annesso, anzi inglobato nella attuale basilica.

        Il locale con absidiola e cupola, che alloggiava il sarcofago di San Nicola, fu fissato all’estremità sud del transetto, affiancandosi così all’abside centrale della basilica vera e propria. Quest’ultima è un edificio a pianta cruciforme con cupola centrale (m. 19,30 x 18,30), conclusa da tre absidi, di cui quella principale a profilo circolare all’interno e poligonale all’esterno. L’abside principale conserva il “sinthronon” a gradini, sotto i quali si sviluppa un corridoio anulare, mentre le navate sono divise da pilastri che sostengono le gallerie superiori (i matronei).

          Quali relazioni ha intravisto Catalano tra le fonti dell’XI secolo e quanto hanno visitato?

         Il viaggio-pellegrinaggio sulla rotta dei luoghi nicolaiani ha portato Catalano ad esplorare, probabilmente, il luogo più carico di indizi dove Nicola Vescovo avrebbe vissuto parte della sua vita esercitando il suo ministero episcopale : il luogo è Gemiler, un’isola poco distante da Rodi, chiamata nelle mappe sia antiche che recenti «Isola di san Nicola ».

         L’isola è a 80 km circa da Andriake (il porto di Myra), vicino, molto vicino a Fethiye una antica città risalente al 400 a.C, periodo in cui era chiamata con il nome di Telmessos. Purtroppo dell'antica Telmessos non rimane molto, dato che la città fu distrutta da un terremoto. La località aveva poi cambiato nome in Anastasiopolis e successivamente in Makri.

       Makri è importantissima per la nostra ricerca, perchè, secondo la mappa della translatio, è il 6° approdo dei marinai. L’isola di Gemiler è proprio di fronte ad una piccola baia che si estende all’ombra di alberi di pino ed olivo, che crescono tra le rovine di un insediamento dell'epoca: case, cisterne, mosaici e una chiesa dall'abside intatta.                    Un corridoio coperto scende dalla sommità dell'isola al mare: anche gli studiosi non riescono a spiegarsi perchè fosse stato costruito. L’isola è ricca di reperti storici ed è conosciuta con nome di Isola di San Nicola per la presenza di una antica chiesa dedicata al santo. Per questo motivo alcuni azzardano l’ipotesi che la tomba del santo sia qui, ma la versione ufficialmente accettata è che la tomba si trovi in Myra.

         Questa versione andrebbe bene per un turista, ma non per Catalano, il quale addentrandosi all’interno dell’isola ha trovato un’altra chiesa, ancora più grande della precedente, molto mal ridotta, forse era la chiesa Madre, da secoli diruta, ma…mostra fiera vicino all’altare, una colonna spezzata ad altezza d’uomo. Andando a rileggere la cronaca di Niceforo, sarebbe potuta essere la colonna sulla quale uno dei due preti poggiò l’ampolla che poi cadendo sul pavimento, in conseguenza ai tafferugli con i monaci del luogo, rimase miracolosamente intatta.                                        Le tante fotografie dei luoghi, poi, alimentano ulteriori indizi, tutti tesi ad orientarsi verso la suggestiva, nuova e dirompente ipotesi storico-archeologica, che qui forse ha vissuto Nicola Vescovo di Myra e che certamente, l’ipotesi, verrà passata al vaglio di non pochi studiosi di san Nicola.

      Un volume, quindi, prezioso, elegante e carico di belle immagini, che andrà certamente ad aggiungersi all’imponente collezione della ricerca universale sullo studio e la devozione di san Nicola di Bari.

                                                                                                        

                                                                                                  Anonimo

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          Sole rosso di una alba sul mare, pennellate dorate in un infinito splendore, placide acque del porto di Bari, tracce di un tempo passato fatto di bianco e di luce che mirabilmente si sposano con mosaici e colori emozionali.

ecco Bari: quella di Vincenzo catalano, artista con la macchina fotografica, poeta attraverso i suoi scatti che rendono omaggio alla città. Ma in egual misura, raccontano la storia di un popolo che conosce la fatica, tenace come un gabbiano quando afferra la preda, forte come le reti cariche di pesce tirate su da quella sorta di atmosfera liquida che è il mare e con il quale vive in simbiosi.

          Le mani nodose come i tronchi dei secolari ulivi di Puglia, ma cotte dal sale, i volti scuriti dal sole, lo sguardo di chi sa attendere. tra le barche immote, i pescatori pare accarezzino le loro reti, parte integrante di una immensità eterna.

         Sembra che catalano ne abbia colto il cuore e immortalato l’anima. Un’anima impastata di terra e di mare, di tanto e forse anche di troppo; un’anima latina, araba, greca, armena, ebraica, angioina, ostrogota, longobarda, bizantina, illirica, normanna, sveva, saracena.

          Queste nostre identità l’autore ce le racconta fotografando gli attimi. così, la palla di fuoco che nasce dal mare al pari del sole sul Bosforo, fa di Bari una novella Istanbul, cioè una città di frontiera e di transito - Bosforo vuol dire appunto passaggio - che l’ha resa sin dalla notte dei tempi la sintesi delle civiltà orientali ed occidentali.

il mare e le zolle: dualismo che ancora oggi traspare, un po’ come il Baphomet nel Castel del Monte dove coesistono il bianco e il nero, il cielo e la terra, il bene e il male. Ma questa è un’altra storia.

         Gli scatti di Catalano parlano di avventure e di crociate: dal porto di Bari salparono per la prima crociata guerrieri provenienti d’ogni parte, alla volta della terra Santa. e come non pensare alle porte di Gerusalemme nella foto che riprende l’ingresso Monumentale della Fiera del levante. Già, Gerusalemme, terra del genere umano, luogo senza spazio e senza tempo, come il nostro cielo di giugno che si perde nell’infinito del più limpido azzurro, luminoso come l’amore degli adolescenti che talvolta risplende sulle pietre del lungomare o sui muri.

         Ma si, anche questa è vita e Vincenzo Catalano la ama profondamente così come solo una persona buona sa fare. “C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima”, ci ricorda Victor Hugo.

        In realtà non credo di sbagliare se affermo che questo volume costituisce un autentico reportage, non solo dei luoghi e delle memorie, ma anche e soprattutto dei sentimenti.

       Sono i colori del cuore quelli del giorno che nasce o del giorno che lentamente si consegna alla notte. Sentimenti e sfumature ora soavi e delicati, ora dalle tinte forti e irruente, come quando mare e cielo si confondono in un vermiglio che sa di terre lontane. Ma sempre pennellate cromatiche di un poeta che con sapiente maestria ha saputo parlare della sua Bari toccando le corde più recondite del nostro intelletto anche mentre i suoi scatti raccontano il tempo attuale.

         E sempre l’acqua ritorna, ora ad accarezzare soave ciotoli e bagnasciuga, ora a sgorgare dalle fontane, nei rivoli o sulle banchine. Strano, sembra dar vita a mosaici che Vincenzo catalano predilige particolarmente perché ama il colore. Ma la luce che Bari emana dalle sue pietre, dal suo mare, dalla sua gente, non è essa stessa colore?

        Le pagine de “i colori di Bari” sono un susseguirsi di emozioni e di pathos. anche quando riprende gli occhi azzurri di una ragazzina e l’etereo volto di una giovane donna velato ed in preghiera. L’autore è riuscito a catturare l’anima. anche la mia.

        Gaetano Salvemini diceva che non possiamo essere imparziali, ma soltanto intellettualmente onesti e io lo sono profondamente. Ma sosteneva pure che l’imparzialità è un sogno. Non posso dire che non avesse ragione anche se Bari, pur con le sue mille contraddizioni, potrebbe essere quel sogno possibile.

          Non spetta a me giudicare. Vivo a Bari e sono felice.

 

                                                                                                                                Antonella Daloiso

                                                                                                  Giornalista

VINCENZO CATALANO
Via Paolo Pinto n. 2 Bari 70124
Ingresso Monumentale Fiera del Levante padiglione 164
mail:catalanoenzo1@gmail.com tel. 389 8931228 
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