Vincenzo Catalano

Sono molti anni che opero con la macchina fotografica, ma ancora oggi continuo a chiedermi se un obiettivo sia in grado di catturare le sensazioni. Quelle che ti provocano una alba sul mare d’estate, o un tramonto rosa intenso, l’orizzonte imperscrutabile tra cielo e mare, un’ opera d’arte, un volto di donna, un momento di pietà popolare. O più semplicemente quelle che ti nascono dentro quando cammini, a volte senza una meta precisa, per le strade della tua città. Soltanto chi conosce Bari può comprendere quanto i suoi colori possano riuscire a stregarti. E’ come una bella donna, la mia città, che ti conquista e ti seduce ma che quando pensi di essere riuscito a possederla, si sottrae con abile maestria e scivola via come acqua tra le mani. E tu continui a rincorrerla e quasi a un passo dal raggiungerla. Ormai ci sei, puoi toccarla ma poi di nuovo si allontana lasciandoti attonito.

La inseguo ancora, gli scatti della mia macchina fotografica si succedono forsennatamente ed è come una malia: immortalare il giorno sin dal sorgere del sole per catturarne colori e sfumature, godere dei suoi rosso porpora e degli indaco impalpabili, ritrarre i tanti volti della città ammantata di raggi dorati che tolgono il respiro.
Amo la mia Bari con tutto me stesso quando la cupola della sua Cattedrale prende le sembianze di una Moschea stagliandosi contro un tramonto di fuoco, quando la battigia accarezzata dalle onde che si rifrangono ricorda la vegetazione che corre lungo il Nilo, quando i pescherecci in lontananza sul mare guardano ad Oriente, quando le onde sugli scogli somigliano al mare di Cornovaglia; o quando ancora binari e luci della città la rendono simile alle strade di Manhattan, mentre si stagliano gli ulivi a ricordarci che siamo in Puglia.
Bari è senza dubbio la punta avanzata della macroregione mediterranea. E non soltanto per la sua posizione geografica; lo è per la sua poliedricità, lo è per Nicola di Myra, unico santo che unisce le genti, lo è per i suoi colori eccezionali che mutano con il tra- scorrere delle ore e che le conferiscono sembianze sempre differenti.

Ho impiegato un anno per fermare i suoi colori: solo una piccola parte, perché Bari non sarà mai uguale a se stessa e non basterebbe una vita per catturarne l’anima. La mia, invece, è già sua.

Ci sono artisti che, per un dono innato, hanno una sensibilità al di fuori della norma e ci restituiscono, attraverso le opere, un’armonia naturale, una loro visione del mondo. La loro è una testimonianza filosofica di come vedere e valutare l’esistenza: un vivere da cogliere nell’istante, nelle piccole atmosfere dei luoghi, fissando volti e ambienti, indifferentemente, con lo sguardo apparentemente assonnato di un risveglio, nel momento “puro” di noi stessi, quando iniziamo a rapportarci al mondo, all’origine del passaggio dall’inconscio al conscio.

Non è mai stata intenzione di Vincenzo Catalano essere “etichettato” come un fotografo tradizionale, che tenta di descrivere ciò che per molti di noi è un territorio scontato o sconosciuto. Il suo bigliettino da vista prelude la sua natura : “Testimonianze e visioni nel nostro tempo”, non a caso il suo poliedrico archivio fotografico, infatti, ha l’intenzione di comunicare emozioni e non di presentare semplici luoghi. La costante preoccupazione di Catalano è la sfumatura: il gesto o il particolare che definisce ciascun soggetto e lo stato d’animo che gli appartiene, scoperti attraverso un processo che implica una comunione col soggetto stesso.

Vincenzo Catalano è nato a Bari il 14 settembre 1955. Ha iniziato a fotografare da professionista negli anni 90, dopo aver maturato il suo talento creativo attraverso diverse collaborazioni artistiche, a partire da quella con Aligi Sassù.

Già fotografo professionista NPS NIKON n. card 7880/2012 e Visual TAU n. card 6989/2012

VINCENZO CATALANO
Via Paolo Pinto n. 2 Bari 70124
Ingresso Monumentale Fiera del Levante padiglione 164
mail:catalanoenzo1@gmail.com tel. 389 8931228 
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