MARIAN KOLODZIEJ I LABIRINTI DEL MALE

REPORTAGE

MARIAN KOLODZIEJ I LABIRINTI DEL MALE

I LUOGHI DELLA MEMORIA

Non mi era mai capitato di trovarmi all’interno di un edificio dove, tutt’intorno (soffitto e pavimento inclusi) una marea di disegni (circa 300) ), densi come le persone nei campi di sterminio, ti sovrastano. I suoi emozionanti e toccanti lavori mi conduce per i labirinti della sua memoria nel campo, provando ad esprimere la paura, il dolore, il desiderio, la nostalgia, la solitudine, l’estraneità e la degradazione della persona umana ridotta ad essere un numero tatuato sul braccio. Le immagini hanno l’immediatezza di raccontare Auschwitz e la spontaneità con cui lascia emergere la speranza. Una speranza che ha un nome e un volto: quello di padre Massimiliano Kolbe.
Marian Kolodziej perché lui mi ha ferito attraverso l’immediatezza con cui “racconta” Auschwitz e la spontaneità con cui lascia emergere la speranza. Una speranza che ha un nome e un volto: quello di padre Massimiliano Kolbe. Marian non l’ha conosciuto direttamente, ma la fama del francescano passava i muri delle baracche e toccava molti cuori.  
Kolbe infatti, a rischio della vita, continuava nascostamente a fare il sacerdote confessando, confortando, dicendo pure alcune messe. Fino al gesto supremo, offrire la propria vita in cambio di quella di un padre di famiglia condannato a morire di fame. A quell’appello era presente anche Marian.

Hermeze (POLONIA)